Il SERMIG, Opereaperte, il Laboratorio Micca e Galliano Habitat sono lieti di invitarti

giovedì 12 giugno dalle 10.00 alle 19.00

all’anteprima della presentazione della Collezione “Tessere”, un progetto di re-design tessile e sartoriale che trasforma con intelligenza e creatività abiti e tessuti di scarto o fine serie.

Fino al 21 giugno, dal martedì al sabato (ore 9-13 e 14-19), potrai sostenere il progetto acquistando, a costi tra 30 e 75 euro, i primi capi della collezione che ridà valore alle cose ed alle persone

Laboratorio Micca, via Pietro Micca 12 – Torino

https://www.facebook.com/laboratoriomicca/posts/732525290148325

NUOVI_INVITI_GALLIANO SERMIG VOLTA

giovedì 5 giugno ore 14.00 nell’ambito delle iniziative di SMART CITY WEEKS TORINO 2014
Laboratorio sul recupero dei materiali

a cura di Galliano Habitat in collaborazione con PROGRAMMA HOUSING di COMPAGNIA di SAN PAOLO e OPEREAPERTE associazione socioculturale .

Il Laboratorio Micca, nucleo della progettazione sociale e di attività formative di Galliano Habitat, promuove, da qualche anno, percorsi di riabilitazione psico-sociale per persone in difficoltà, nonché  e laboratori ri-creativi basati sulla valorizzazione di persone e mestieri ed il recupero di materiali di scarto e di fine serie e sull’uso non convenzionale di oggetti e materiali.  Opereaperte connette  reti tra persone, professioni e imprese orientate all’etica, all’ecologia e al social.

smartcityweeks.it/showcase/recupero-e-social-re-design-per-cittadini-ed-imprese-smart/

INVITO_SMARTCITY-2 WEB

 

 

 


OPEREAPERTE, con il Laboratorio MICCA e Galliano Habitat allestirà, al secondo padiglione Terrazza Torino, gli spazi di Turismo Torino e Provincia www.turismotorino.org.
Per gli eventi del SALONE OFF, saranno svolti dei corsi e dei laboratori presso il nostro Laboratorio Micca di Torino – a breve pubblicheremo gli orari e le date.

Il masterplan Smile, un percorso attraverso 45 idee patrimonio comune, è stato presentato venerdì 13 novembre al Teatro Regio di Torino.

Tra i quattro esempi concreti di idee innovative realizzate da imprese coraggiose per vivere le aree urbane in maniera più smart è stata esposta, all’entrata del Teatro Regio, la seduta “due per due”, progettata da Alessandra Ochetti e realizzata in materiale riciclato dal Refuse Lab all’interno della rete sistemica di imprese Opereaperte.

 

http://www.galliano.it/sabato-14-dicembre-alle-ore-16-00-regala-un-laboratorio-micca/

Le attività del Laboratorio MICCA

Posted: 21st novembre 2013 by admin in Uncategorized

Clicca per scaricare la

cartolina Laboratorio MICCA

OpereAperte presenta il nuovo Laboratorio MICCA

Posted: 4th novembre 2013 by mauro galliano in Uncategorized

 

 

 

“PENSARE” CON LE PROPRIE MANI, “FARE” CON I PROPRI PENSIERI (*)

La progettazione degli interni è stata realizzata come progetto sociale dal Re(f)use Lab di Galliano Habitat, che ha coinvolto aziende piemontesi dell’area della riabilitazione socio-sanitaria.

Il risultato ottenuto mostra chiaramente come sia possibile coniugare progetto, creatività e stile con metodiche innovative di integrazione delle persone, delle cose e dei valori in un’ottica di sistema (approccio sistemico).

Quattro i temi sviluppati per lo studio di un framework di base che ha portato alla personalizzazione degli ambienti con suggestioni legate agli oggetti, alle tradizioni, all’ecologia e al recupero:

Il mercato, protagonista assoluto della piazza e del quartiere, il cantiere, come metafora della trasformazione e delle possibilità creative; il cambiamento, come auspicio di nuove prospettive per guardare e agire nel mondo e tra passato e futuro, in omaggio all’integrazione di tradizione e innovazione.

Gli arredi tessili, le maniglie, le testate dei letti, le mensole, tavolini e comodini, le sedute, sono stati realizzati ad hoc prendendo ispirazione dal quartiere e coinvolgendo l’artigianato locale nella prospettiva della valorizzazione del territorio e del chilometro zero.

La logica di base è stata quella dell’utilizzo più ampio possibile di prodotti locali o comunque made in Italy e, dove possibile, del recupero funzionale di oggetti di arredamento dismessi. Anche quando sono stati scelti prodotti standard, si è cercato di reinterpretarne l’impiego su una base non convenzionale, come suggerisce la logica del redesign.

I presupposti del Re(fu)se Lab

La filosofia del Re(f)use Lab si basa sulla trasformazione di mobili e oggetti d’arredamento coniugando l’estetica e la funzionalità del design con la sfida della riabilitazione psicosociale.

il Re(f)use Lab è un laboratorio d’incontro creativo di competenze, idee, potenzialità, manualità; una bottega dove si trasformano mobili e oggetti in pezzi unici secondo una logica ed un’operatività etiche ed ecologiche.

L’obiettivo del laboratorio è il recupero delle cose attraverso il recupero delle persone e viceversa, ma anche di abilità appartenenti alla tradizione rivisitate con le nuove tecnologie.

La sua operatività si sviluppa attraverso tre concetti che rappresentano il cardine della sinergia:

- Revisione dei presupposti della qualità della vita delle persone – Non sempre il “lusso” è sinonimo di qualità della vita: il modo di vivere contemporaneo, troppo spesso veloce e frenetico, ha trasformato la persona in oggetto di condizionamenti e tendenze allontanandola dal gusto per prodotti ed ambienti vicini ai cicli della natura. Soprattutto in momenti di crisi di valori e certezze come quello attuale, è necessario ricercare i criteri del bello e del funzionale più che quelli suggeriti o imposti dalle mode.

- Valorizzazione delle risorse e delle peculiarità di persone e cose, in contrapposizione all’omologazione e all’appiattimento della nostra società che cataloga la realtà come anonima e indifferenziata e le relazioni con le persone e gli oggetti in termini di uso e consumo.

- Redesign sia come recupero o utilizzo non convenzionale delle risorse materiali, sia come coinvolgimento e riabilitazione delle persone grazie ad un moderno saper fare che consenta lo sviluppo di competenze ed abilità. Ciò si esprime attraverso il lavoro, la creatività e l’interazione tra gli artigiani, i professionisti del design e i pazienti impegnati in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.

Sono questi i temi del design sistemico, attento ai cicli della natura come antitesi alla linearità dei processi industriali e promotore di una prospettiva che trasforma il rifiuto in risorsa e produce sviluppo e benessere per il singolo e la collettività.

Il sapere e la ricerca hanno una volta di più incontrato l’esperienza imprenditoriale di Galliano Habitat, che da diversi anni collabora con il Politecnico di Torino per la formazione in stage che prevede per gli studenti anche attività di ricerca e formazione attiva nel Laboratorio.

Seguendo questa logica, il Re(f)use Lab si basa sulla cooperazione tra soggetti di tipo diverso – come tra le specie in natura la cooperazione è più importante della competizione – e fa quindi in modo che il rifiuto di un processo produttivo o convenzionale (un mobile inutilizzato, un tessuto di fine serie o individui “a margine” della società) diventi la risorsa per un altro, evitando così di sovraccaricare l’ecosistema di oggetti di scarto eventualmente da riciclare e recuperando le peculiarità e le potenzialità delle persone .

Questa accezione della creatività funzionale, della produttività, della vendita e dell’inclusione sociale ben si coniuga con i presupposti del progetto di Housing, in quanto nuova modalità di vivere e condividere spazi e percorsi abitativi.

Il concetto di design che Galliano Habitat intende promuovere e che il Re(f)use Lab concretizza non si ispira al significato di costoso, raffinato, prezioso, elitario o stravagante. Tutto questo è l’opposto di quello che si proponeva agli albori del disegno industriale. Il design dovrebbe invece essere vicino alla gente e produrre oggetti belli e funzionali, coniugandosi con la sostenibilità.

Le aziende coinvolte nella realizzazione del progetto

Galliano Habitat è un’impresa commerciale che progetta, produce e distribuisce arredamenti e prodotti di design ed è stata fondata nel 1961 da Bartolomeo Galliano.

Da Galliano Habitat sono presenti sin dalla fine degli anni ’60 i più importanti prodotti del design italiano e internazionale. Negli anni ’70 Galliano Habitat è stato il primo rivenditore di arredamento in Italia a promuovere la vendita di mobili di design con la formula cash and carry. Negli anni successivi l’Azienda ha sempre seguito con decisione la linea del mobile contemporaneo di qualità, mantenendo nel tempo la propria identità al di là delle mode passeggere.

Progetto du Parc è un’organizzazione che si occupa di percorsi di cura in Salute Mentale dal 1997; gestisce una Comunità Terapeutica, quattro gruppi appartamento nella provincia di Torino e una rete di professionisti che sul territorio seguono progetti riabilitativi domiciliari e di reinserimento psicosociale. La filosofia riabilitativa del Progetto du Parc si fonda sulla valorizzazione e l’integrazione della diversità nel tessuto sociale; per questo nel tempo ha attivato iniziative di sensibilizzazione ed empowerment collaterali alla psicoterapia residenziale. Dal 2011 attiva progetti di Ecologia Relazionale per il reinserimento lavorativo di pazienti con psicopatologia.

Blu Acqua è un’équipe multi professionale di psicologi, psicoterapeuti, medici, educatori, designer, arte terapeuti che si occupa di progetti riabilitativo – ricreativi in quattro gruppi appartamento nell’Area metropolitana di Torino, due strutture per disabilità psicofisica e una Comunità Alloggio per pazienti in carico alla Salute Mentale.

(*) liberamente tratto da: Autoprogettazione? – Enzo Mari (1974).

http://www.programmahousing.org/?tribe_events=inaugurazione-della-residenza-temporanea-di-porta-palazzo

FRONTE di LIBERAZIONE dei DESIGNER

Posted: 20th giugno 2013 by admin in Uncategorized

http://fronteliberazionedesigner.tumblr.com/post/53439784895/galliano-habitat-showroom-di-design-capannone-di

 

 

 

 

 

 

 

galliano habitat. showroom di designcapannone di designnegozio di design, museo del design. il fronte di liberazione entra nella tana del lupo. tremante.

l’ingresso è pieno di design, la receptionist sa di design, presto siederemo su qualche pezzo di designmauro galliano si districa agevolmente fra letti, divani, scrivanie di design. ci conduce ad un laboratorio di alberelli in legno, di miniature di pallet in legno della filiera della val pellice, di cerchioni di bicicletta portafoto. “Questo è il laboratorio di opere aperte”.
poi d’un tratto ci troviamo davanti una renault 4 con la carrozzeria di legno, vecchi comodini sverniciati, scale a pioli da cascina tra salotti post moderni. il contrasto. la creatività. il vecchio con il nuovo. il riuso riadattato fuori contesto. sbuca riccardo galliano, professore di design alle medie. “i ragazzi devono sapere, fin da subito.” il buon progetto, l’estetica, l’oggetto in bachelite, la brionvega anni ‘60, giò ponticastiglioni, la grande italia del dopoguerra. ancora qualche minuto e staremo per comprare una cucina. di design. dobbiamo reagire.

beh ecco, in realtà siamo venuti per parlare del progetto opere aperte (si unisce a noi alessandra occhetti, l’architetto che gestisce il laboratorio).
potete parlarci meglio del progetto? di cosa si tratta?

r: nel 2011 abbiamo iniziato a lavorare con i pazienti di due società - blu acqua e du parc - facendoli approcciare al nostro laboratorio artigianale con l’obiettivo di costruire degli arredi per le loro stesse residenze. il progetto, ancora un po’ nebuloso, ha poi assunto visibilità con la presentazione a cascina cuccagna a milano durante il salone del mobile nel 2012. in seguito a questa esperienza siamo stati chiamati a concorrere ad un bando per la fornitura di arredi per un progetto di social housing che sta per essere inaugurato in piazza della repubblica a torino.

un bando per social housing, di che si tratta?

m: siamo stati contattati direttamente da SiTi (un’associazione senza scopo di lucro formata dal politecnico di torino e dallacompagnia di san paolo, ndr) che ha seguito un progetto di ristrutturazione per la creazione di una residenza sociale, appunto. gli immobili sui quali abbiamo lavorato sono di proprietà della città di torino e sono stati affidati in comodato – per trent’anni – allacompagnia di san paolo.

r: ora, oltre al primo intervento in piazza della repubblica, sta nascendo un nuovo cantiere in via san pio v (nei pressi della sinagoga di piazzetta primo levi, ndr) nei locali dell’ex convento delle suore del buon consiglio, un posto bellissimo.

quindi avete vinto il bando grazie alla componente sociale di opere aperte? credete sia stato considerato un importante valore aggiunto per il progetto?

m: sì, la nostra proposta è stata premiata soprattutto per il carattere sociale. hanno scelto un progetto che non si limitasse a porre solamente degli arredi all’interno di involucri. hanno preferito non accettare il paradosso ikea, cioè affidare il lavoro a qualcuno che magari produce in cina, importa in europa e fattura da chissà dove a fronte delle migliaia di disoccupati italiani.

i disoccupati italiani che avranno bisogno di usufruire del progetto di social housing (ridiamo -seri- noi)? 
voi fate co-progettazione con i ragazzi delle residenze, ma immaginiamo che, almeno in questa prima fase, la fase progettuale l’abbiate curata voi in prima persona.

a: sì, ma questo fatto è scaturito dalla mancanza di tempo. il nostro obiettivo in realtà è quello di poter includere i ragazzi anche negli aspetti decisionali. vorremmo farlo già nel progetto in san salvario se saremo chiamati a partecipare, dove sarebbe bello arrivare un po’ prima, magari recuperare qualche pannello di cantiere vero.

sì, abbiamo visto che per il momento il recupero è solo un ambizione; il legno che utilizzate è nuovo. riproducete la suggestione del recupero con materiali nuovi. un falso voluto o dovuto alle situazioni?

a: nessun falso! dove è stato possibile, il recupero di oggetti è stato effettuato coerentemente. alla base del laboratorio però, non c’è solo il recupero. a noi preme insegnare ai pazienti un metodo di lavoro, a guardare con altri occhi materiali e oggetti comuni. abbiamo scelto di produrre dal vecchio indagando i possibili ambiti di utilizzo di un oggetto dismesso. così facendo siamo riusciti a soddisfare curiosità e ricerca di novità utili a favorire riflessione e ideazione creativa autonome. per il progetto di social housing, nello specifico, ci sono state chieste delle garanzie di qualità e per questo abbiamo dovuto usare del materiale nuovo che soddisfacesse queste richieste. dove riusciamo cerchiamo di utilizzare materiale di scarto; ad esempio per quanto riguarda i tessuti abbiamo utilizzato campioni, anche di altissima qualità, tutti rigorosamente in fine serie.

r: il blocco cucina, ad esempio, necessita di alcuni criteri di sicurezza propri della realizzazione industriale. in questo caso abbiamo fatto valere la nostra facoltà di scelta optando per un produttore italiano, che producesse con materiale proveniente da filiere controllate.

a: bisogna prendere in considerazione che questi arredi saranno sottoposti a fortissimi stress perchè in questi appartamenti passeranno migliaia di persone! per questo servono garanzie di un certo tipo.

è molto interessante il discorso del laboratorio “aperto”. come vi interfacciate con questi ragazzi?

a: l’importante è avere ben chiaro cosa si vuole trasmettere loro. abbiamo scritto un progetto che palesasse i nostri intenti, anche perchè i ragazzi percepiscono molto bene un tuo eventuale stato confusionale. e lo rimarcano volentieri! (ride) poi c’è qualcuno che si applica di più di altri è ovvio. pensavamo di formare dei diversi livelli di competenza, perchè alcuni di questi ragazzi in due anni hanno appreso capacità tali da poter iniziare a fare progettazione.
in ogni caso, questo non è un laboratorio enorme quindi non possiamo garantire tutti i tipi di lavorazioni.

r: cerchiamo di adattare il progetto in base alle tecniche che possediamo. dobbiamo poter portare a termine il lavoro anche solo con un seghetto alternativo.

quindi le tecniche influenzano la progettazione. è un aspetto positivo del laboratorio.

a: sì, crediamo sia più corretto palesare i propri limiti, piuttosto che demandare a terzi la produzione pur di accaparrarsi il lavoro. non sarebbe sostenibile.

a proposito di sostenibilità, noi siamo soliti confrontarci sul concetto di design e sulle sue forme contemporanee, spesso deviate. crediamo che il termine stesso sia saturo e da eliminare.

r: ho visto che sul vostro sito siete soliti barrare il termine design. ecco, noi siamo da tempo alla ricerca di un termine che lo possa sostituire, in modo che si possa cancellare questo mondo, questa parola, e se ne possa creare uno nuovo, da zero. e ripartire.

la sensazione nostra è che si sia arrivati al limite del baratro; lo stesso salone del mobile è inaccettabile. un’operazione come opere aperte può essere interessante perchè incanala negli oggetti valori sociali e di partecipazione.
inoltre la vostra forza in questo progetto è il fatto che non abbiate bisogno di vendere direttamente. il fatto di non essere a diretto contatto con il mercato vi permette di non intraprendere lo stesso circolo insostenibile della sovrapproduzione.

r: sì, la controprova di questo sta nel fatto che, nei nostri canali di vendita tradizionali, questo tipo di oggetti non trovano riscontro. noi stessi non sappiamo se sarà possibile far convogliare questo concetto sociale con quello dell’acquisto del privato.

m: esatto, il fatto che per ora non esista un mercato, per noi è una situazione nuova, paradossale. però è più facile lavorare con gli enti pubblici che, rispetto all’utente, non basano il proprio gusto estetico solo su quanto visto sulle riviste.

a: credo però esistano persone vicine a questi argomenti, come l’autoproduzione. ma non tutti hanno a disposizione spazio e strumenti, quindi il nostro sogno è creare un ambiente in cui dare la possibilità di costruire a chiunque voglia fruirne. e magari suggerire accortezze progettuali.

sì, il laboratorio sociale è un’interessante alternativa al mondo dell’iperproduzione odierna. abbiamo indagato l’argomento anche noi.

r: effettivamente non vi abbiamo chiesto di voi: cosa fate? che formazione avete?

noi siamo designer politecnici in crisi di valori.

r: beh, pensate che i vostri colleghi che sono in stage da noi oggi sono in cantiere a montare cucine.

è ben più edificante e costruttivo di molti altri stage, ve lo assicuriamo. le università hanno perso la bussola, stanno formando professionisti per un mondo saturo.

r: fino a 5 anni fa noi stessi eravamo più fiduciosi, per quanto cercassimo di essere critici. la bussola si è persa in generale.

voi che siete quotidianamente in contatto con l’utente ultimo della filiera, rispetto a qualche anno fa notate una differenza d’approccio o semplicemente una diminuzione della capacità d’acquisto?

r: l’inizio dello sputtanamento coincide con gli anni ‘80, con la milano da bere. il design è diventato uno status symbol perdendo la propria identità e avvicinandosi sempre più al termine lusso.

un acquisto meno consapevole, quindi. meno cultura del buon progetto, del buon prodotto.

r: fino agli anni ‘70 si facevano dei bei progetti in cui la casa veniva intesa come un organo formato dai suoi elementi interni. dopo si è perso tutto in favore del marchio, complice la pubblicità. ora è finito anche tutto ciò.

m: è cambiata la generazione. se voi chiedete a un passante una marca di arredamento vi risponderà ikea o, al massimo, scavolini.

la fidelizzazione all’ikea ha generato un minor interesse in generale nel prodotto di qualità e l’azzeramento della capacità critica; in più, dando al cliente la possibilità di comperare a basso costo, si genera uno stato di acquisto compulsivo. ci illudono che sia democrazia, ma è bulimia.

m: noi teniamo molto a opere aperte proprio perchè è un vero progetto di arredamento “democratico”. è assurdo che, in generale, questo ruolo venga ricoperto dal colosso ikea che di democratico non ha nulla!

noi nasciamo pessimisti. o forse nichilisti. voi che conoscete questo mondo, vi immaginate o, meglio, auspicate una ripresa?

r: ripresa? il prossimo step sarà la decimazione di rivenditori e produttori. tutti rigorosamente di design (ride)! è in corso un ridimensionamento da cui non si può e non si deve tornare indietro. molti colleghi ci dicono “speriamo finisca sta crisi”. è assurdo. pensano che da un giorno all’altro la gente riprenda a consumare senza farsi domande! noi ci auguriamo semplicemente di poter continuare a fare il nostro mestiere, seppur ridimensionato, consci che la gente un culo da appoggiare ce l’avrà sempre.

m: il problema è che oggi abbiamo più sedie che culi!

eh sì. dovreste riuscire a creare una rete di realtà eccellenti che possano rappresentare una vera alternativa a ikea.

m: sì, per creare una rete bisogna collaborare e questo è un aspetto molto lontano dalla cultura italiana. da noi si compete a prescindere, come nelle riunioni di condominio (ride)! la fase collaborativa non viene concepita, guarda caso noi la rete abbiamo dovuto crearla tra realtà non competitive tra loro!

è inquietante sì. ma per noi è un fatto consolatorio che persone come voi, cresciute nel commercio, facciano questo tipo di riflessioni. 
ultima domanda: riuscite a produrre tutti gli arredi di ogni appartamento nel laboratorio?

r: no. come detto prima alcuni arredi, come le cucine, sono di fornitura industriale, altri sono al 99% industriali e vengonocustomizzati dai ragazzi apponendovi le ultime modifiche. alcuni elementi sono invece stati realizzati dall’artigiano/artista andrea bouquet (colui che ha impiallacciato la renault 4, ndr), che ha aggiornato mobili esistenti applicandovi ante in castagno della val pellice e poi ci sono gli arredi dismessi recuperati dalla cooperativa della parrocchia che sgombera cantine, come i comodini e le scale a pioli.

m: e poi c’è tutta la parte tessile in via pietro micca dove abbiamo tessuti di recupero e dove susanna, la sarta responsabile del progetto “tessile casa”, ha tenuto alle ragazze un vero e proprio corso di cucito specifico per i complementi d’arredo.

r: altro discorso sono le sedie: una parte l’abbiamo recuperata da un rivenditore prossimo alla chiusura, un’altra abbiamo dovuto acquistarla sempre per via della garanzia di sicurezza.

fino a un’ora fa non ci aspettavamo che dei venditori di design riuscissero a percepirne l’attuale inutilità, grazie. in quanto fronte di liberazione dai designer: avete una prima dichiarazione da liberati?

r: crediamo che dovremmo impegnarci tutti insieme per salvaguardare l’esistente e non creare continuamente del nuovo. stiamo stuprando il territorio. stiamo cementificando terreno coltivabile in favore di capannoni che adempiranno al solo compito di reggere un cartello con scritto “vendesi”!

 

 

torretta del design, castello del valentinotorino. raggiungere luigi bistagnino– ginobista – e accedere al suo studio-libreria-presbiterio che domina sutorino sembra un percorso di purificazione, una via crucis per l’espiazione di tutti i peccati che il progettista possa commettere: telefono a rotella, porte criptate da telefoni a rotella, ascensori poco più grandi di un telefono a rotella, scale buie. a rotella. 

l’arduo percorso porta all’oracolo della new wave del design. saggio ed estremo, ginobista, alla nostra prima non-domanda, si rivela a noi. un fiume in piena….

contina su  http://fronteliberazionedesigner.tumblr.com/post/42507924593/torretta-del-design-castello-del-valentino